Autonomia, quel cambio di sguardo che serve all’Europa

di Michele Nardelli e Federico Zappini

La questione catalana sembra essersi incagliata nella storia del Novecento. Se non sapremo proporre un approccio diverso, indicare nuovi scenari, immaginare paradigmi inediti, sarà ben difficile disincagliarla. E se l’orizzonte di ciascuna delle parti (ma anche dell’Europa e a ben vedere di ognuno di noi) rimane ancorato ai concetti di sovranità da un lato e di autodeterminazione dall’altro, sarà difficile venirne a capo. Può infatti sembrare paradossale,

Nel gorgo, per non abbaiare

Racconto di viaggio lungo la valle del Po, fra ingombranti eredità e la ricerca di nuovi paradigmi

di Michele Nardelli

In ognuno degli itinerari fin qui realizzati del “Viaggio nella solitudine della politica” sentivo di essere sul pezzo, ma mai come in quest’ultimo percorso nel cuore della “Padania” la sensazione di “essere presenti al proprio tempo” è stata così viva.
Essere lì, a Pieve di Soligo, nella terra di Andrea Zanzotto e di Giuseppe Toniolo,

Padania, fra identità e spaesamento

“Padania”, fra identità e spaesamento
5° itinerario del “Viaggio nella solitudine della politica”
Brescia – Pieve di Soligo (TV), 19/22 ottobre 2017

Territori coinvolti:
Brescia, Piacenza, Cremona, Formigine (MO), Padova, Pieve di Soligo (TV).
Tematiche:
La pianura padana nel gorgo dei processi di trasformazione, fra i miti dello sviluppo, identità sempre più fragili, nuove cittadinanze, orgoglio e spaesamento. E voglia di autogoverno.

“Quando la cazzuola fischia l’economia canta” [anonimo veneto]

Se c’è un territorio che più di altri negli ultimi decenni è stato attraversato dai processi della globalizzazione questo è la valle del Po,

Sul limes nord-orientale | Lungo i confini del Novecento

Primo diario del 4° itinerario del “Viaggio nella solitudine della politica” (13-17 settembre 2017)

Venezia, Monfalcone, Trieste, Capodistria/Koper, Fiume/Rijeka, Goli Otok

Partecipanti: Micaela Bertoldi, Giuseppe Ferrandi, Mirko Ferrandi, Soheila Javaheri, Gabriella Merz, Razi Mohebi, Michele Nardelli, Andrea Rossini, Sepanta, Federico Zappini nonché tutte le persone che abbiamo incontrato nel nostro itinerario.

di Michele Nardelli

Come Predrag Matvejevic scrive a proposito dei Balcani,

Un primo bilancio. Sguardi per abitare il presente.

di Michele Nardelli

Il “Viaggio nella solitudine della politica” dopo una breve pausa agostana si avvia alla sua quarta tappa lungo l’itinerario che percorre il “limes” del nordest italiano, fra Venezia e Goli Otok, l’isola nuda tristemente celebre per aver ospitato il gulag del regime titino nel secondo dopoguerra.
Nel riprendere ora questo cammino alla ricerca di nuovi paradigmi per leggere il presente ed immaginare il futuro, vorrei provare a condividere con voi un primo bilancio,

Appunti per chi si occupa di sviluppo locale

di Franco Mario Bisaccia Arminio

1.

Vivere nel luogo in cui sei nato, nella casa in cui sei nato, è una cosa rischiosa. È come giocare in fondo al pozzo. Si nasce per uscire, per vagare nel mondo. Il paese ti porta alla ripetizione. In paese è facile essere infelici. I progetti di sviluppo locale devono tenere conto di questo fatto: non li possono fare da soli i rimanenti, perché in paese non c’è progetto,

Un passo per volta…verso la comunità “che viene”

di Federico Zappini

E’ interessante riflettere sul perché negli ultimi tempi la figura del camminatore – in politica, ma non solo – sia tornata di moda. Emmanuel Macron, sottraendosi alle primarie socialiste in Francia, ha scelto “En Marche” come nome del suo nuovo progetto. Un’invocazione di (e al) movimento, volutamente in contrapposizione all’immobilismo dei partiti tradizionali, visti come strumenti inutilizzabili e fuori dal tempo. Uno schema che sembra – per il momento e almeno nei sondaggi –

Alla ricerca delle lucciole

«Il viaggio a me sembra la forma d’intimità per eccellenza, forse perché consente il dialogo ma accoglie anche il silenzio: rispetta le solitudini, lascia spazio al discorso interiore e alla contemplazione. Il paesaggio che scorre cattura lo sguardo, è un pensiero condiviso. Così l’andare insieme assomiglia molto al vivere insieme: c’è un rapporto di coppia, un percorso più o meno accidentato, il tempo necessario ad arrivare in fondo»

Paolo Cognetti,

Fra il “non più” e il “non ancora”

 

Quello che viviamo è un tempo lacerato fra il “non più” e il “non ancora”.

Una storia si è chiusa, ma incombe come passato che non passa, nei suoi passaggi non elaborati come nelle sue categorie di pensiero che fatichiamo a scrollarci d dosso. Ed un tempo nuovo, nel senso di inedito, stenta a prendere corpo in una transizione tanto lunga quanto opaca, segnata dai tratti più inquietanti dell’ideologia uscita vincente (almeno apparentemente) dalla sfida novecentesca.