Segni del tempo
La tappa in preparazione

Esiti del cambiamento climatico Nelle Alpi devastate dagli eventi atmosferici


Ciò che è accaduto nella notte fra il 29 e il 30 ottobre del 2018 nelle foreste dolomitiche e carniche rappresenta un avvenimento tanto inedito quanto inquietante che ci porta a considerare come gli esiti dei cambiamenti climatici siano da considerare nel nostro presente. Ne ho parlato nel mio blog nella riflessione dal titolo “La ribellione della natura” e riprendendo il prezioso reportage di Giampaolo Visetti “La terre guasta”.
Malgrado l’evidenza degli avvenimenti che investono il pianeta sotto ogni latitudine e rispetto ai quali nessuno può chiamarsene fuori, tanto la dimensione pubblica (le scelte dei governi in primo luogo) quanto quella privata (i nostri stili di vita) non sembrano portare ad alcun significativo ripensamento.

La ribellione della natura

di Michele Nardelli

Il vero e il falso, il reale e virtuale. Come discernere, se persino i messaggi che ci manda la natura vengono osservati con lo scetticismo per cui solo ciò che si tocca con mano e ci riguarda personalmente è degno di attenzione?

Durante la mia recente visita in provincia di Benevento, una persona incontrata mi chiede se le immagini della devastazione dei boschi mandate dai media siano vere o non invece il solito modo di ingigantire gli eventi per catturare l’attenzione.

So bene quanto la logica del “proprio giardino” pervada l’atteggiamento dei più e di come sia facile girare altrove il proprio sguardo di fronte a quel che non si vuole vedere, costruendosi un proprio racconto rassicurante ed assolvente. Come so bene che la conoscenza è dolore, meglio dunque convincersi che si tratta di un accidente e non porsi troppe domande.

E malgrado la domanda sia posta con sincera preoccupazione rimango basito nel pensare come la devastazione a due passi da noi (ma nell’interdipendenza tutto è a due passi) possa finire nel tritacarne massmediatico fra incredulità e volatilità di notizie delle quali a breve scomparirà ogni traccia.

Ne siamo tutti vittime, sia chiaro. Ho visto anche recentemente alcuni borghi medievali che in seguito a terremoti sono stati abbandonati da decenni e dei quali si è persa la memoria. Cui corrispondono popolazioni che ancora vivono in alloggi “di fortuna”, incattivite da quel che la vita ha loro riservato. Tutto ormai entra nella categoria dell’emergenza. Ovvero la straordinarietà, l’accidente… come se tutto dipendesse dal caso, compresa l’evacuazione a causa di una perdita nel sistema idrico ed un ritorno sempre rimandato.

Nel caleidoscopio balcanico

Nel diario del nono itinerario del “Viaggio nella solitudine della politica” (agosto 2018) l’ennesima conferma che questa regione europea continua a trasmetterci suggestioni generalmente incomprese sulla post-modernità
di Michele Nardelli

Il viaggio che ci porta verso l’Europa di mezzo è estenuante. Le code per lavori di terze o quarte corsie (come se il problema fosse quello di fare spazio piuttosto che di interrogarsi su questi flussi che percorrono l’Europa), il traffico di vacanze esasperate, il rientro di migranti per assecondare radici che col tempo verranno definitivamente tagliate, i confini interni all’Unione Europea – che sulla carta non dovrebbero esserci più – che il vento sovranista vorrebbe ripristinare e quelli che le guerre degli anni ’90 hanno sancito insieme all’imbroglio dell’identità nazionale: per arrivare a Kozarska Dubica, al confine fra Croazia e Bosnia Erzegovina, ci impieghiamo quattordici ore.

Balcani. Una sfera di cristallo sulla post modernità

10 – 16 agosto 2018

«Il palcoscenico costruito da Cervantes
era affollato da versioni diverse della domanda
se le cose possano mai essere quelle che sembrano,
che affermano di essere, che vogliamo che siano,
che ad altri occorre che siano»
Maria Rosa Menocal
Principi, poeti e visir

Se c’è un punto di osservazione interessante della post modernità, quello balcanico è davvero un caleidoscopio ineludibile. Anni di vita nei quali strade e luoghi sono diventati familiari. E persone, ognuna diversa, per il piacere dell’incontro e per il bisogno di capire.

Questione Meridionale - foto di Mauro Arnese

Questione meridionale o pensiero meridiano?

Interrogativi e riflessioni intorno al viaggio nelle “terre dell’osso” (maggio – giugno 2018)
di Michele Nardelli
(foto di Mauro Arnese)

Nel corso del viaggio nelle “terre dell’osso”[1] si è fatta largo nei miei (nostri) pensieri una domanda che è divenuta ancor più assillante dopo essere ritornati nelle asprezze di un profondo nord dove la natura non si può certo dire sia meno ostile rispetto a quella che abbiamo attraversato nel nostro itinerario fra Sannio, Irpinia e Lucania.
La domanda è la seguente: esiste (ed è mai esistita) una questione meridionale?