Edolo, l’Università della Montagna

Il rapporto fra città e montagna è dunque il motivo forte di questo secondo itinerario. Lo abbiamo iniziato a Edolo, in Val Camonica. A far bene, forse lo avremmo dovuto iniziare al Tonale, perché anche qui, al confine fra Trentino e Lombardia, quello scarto di pensiero fra diversi modelli di sviluppo appare evidente. I condomini del Tonale e quelli del Sestriere – pur con le dovute proporzioni – non sono poi così diversi. Qui segnano certamente un tempo che ha lasciato le sue tracce inguardabili (che andrebbero abbattute), ma l’approccio con cui ancora ci si rapporta alla montagna non è poi tanto dissimile, fatto di rendita, facile profitto, nessuna attenzione per la natura dei luoghi, omologazione.

Fra il Tonale e l’Aprica, Edolo è una cittadina che prova un’altra strada. O almeno così mi piace pensare visto che qui è nata qualche anno fa, in collaborazione con l’Università di Milano, una scuola per ripensare l’approccio verso la montagna. È Unimont, l’Università della Montagna diretta da Anna Giorgi, che ogni anno sforna qualche centinaio di laureati in “Valorizzazione e tutela dell’ambiente e del territorio montano” (http://www.valmont.unimi.it/italiano/home.html). Una scuola che si prefigge la formazione di nuove figure professionali per rilanciare «attività agro-forestali, zootecnia di qualità, produzioni artigianali, protezione dell’ambiente, turismo in un contesto in grado di garantire una migliore qualità di vita per chi volesse operare in tali settori».

Non riusciamo, come invece era nelle nostre intenzioni, ad avere il collegamento con Anna, impegnata a Monaco (recupereremo a breve con un’intervista dedicata), ma la conversazione che si sviluppa fra noi, Sergio Remi del Consorzio Aaster e Patrizio Mazzucchelli, produttore locale della Valtellina che proprio qui a Unimont si è formato, rappresenta uno stimolante preludio di questo itinerario. E, a ripensarci ora che questo viaggio è alle nostre spalle, anche una buona sintesi di quel che ne verrà, fra l’ottimismo di vedere come questi argomenti trovano sempre maggiore cittadinanza e il pessimismo con cui misuriamo la distanza della politica da un nuovo approccio insieme territoriale e sovranazionale. Fra l’attenzione verso le filiere e le contromisure per saltarle. Fra il riconoscere le aree interne e la spending review che non si fa carico delle condizioni di maggiore difficoltà che le comunità montane si trovano ad affrontare.

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