Viaggio nella solitudine della politica


«Che cos’è fare politica, se non dire al tuo prossimo che non è solo?»
Massimo Cacciari

Mettere in relazione le esperienze originali di ricerca e azione politica.
Creare uno spazio di confronto fra le dimensioni sovranazionale e territoriale

 

Care amiche e cari amici, queste poche righe per farvi partecipi di un viaggio che vorrei intraprendere nella solitudine della politica. Una proposta che nasce dalla condizione di “esilio” che sto vivendo ma che immagino possa in una qualche misura riflettere una condizione di crescente estraneità verso una politica incapace di quel cambiamento profondo di pensiero di cui si avverte il bisogno.

Nella fatica di cogliere i segni del tempo come nell’indagare la profondità delle trasformazioni in corso, emerge l’inadeguatezza delle vecchie categorie interpretative, l’effetto degenerativo di un marketing politico che ha trasformato i partiti in macchine elettorali, il venir meno di una dimensione collettiva in grado di leggere i processi sociali e l’incapacità di elaborare nuovi orizzonti di liberazione umana in un mondo che reagisce all’insostenibilità con l’esclusione.

Una solitudine che avverto ancor più profonda nel cercare di sottrarsi alla verticalità di una politica nazionale che riduce il territorio a terminale eterodiretto, frustrandone ogni ricerca e sperimentazione originale, senza comprendere che nell’interdipendenza non ci sono più centri e periferie, ma sguardi insieme territoriali e sovranazionali. E che l’infrastrutturazione politica nazionale è sempre più fuori dal tempo.

Ciò nonostante sono convinto che vi sia un’antropologia politica e forme di “pensiero laterale” che potrebbero costituire una possibile traccia di lavoro alternativa al populismo “dentro e contro” che oggi sembra occupare l’intero scenario politico. Le cui espressioni sono spesso sotto traccia e non fanno notizia, dalle “terre alte” alle istanze della cittadinanza europea e mediterranea, dalla ricerca sociale alla formazione politica, ma che varrebbe la pena raccontare e annodare. Che forse contano poco o nulla nel mercato politico/mediatico ma è proprio da questa solitudine che forse occorre ripartire.

Non si parte mai da zero, ma nel passaggio “fra il non più e il non ancora” lo scarto di pensiero richiede radicalità, come avvenne in matematica con l’introduzione dello sifr, lo zero arabo. Uno sguardo nuovo, capace di strabismo (e dunque di profondità), una ricerca disposta alla curiosità, al sincretismo e alla meraviglia. E proprio “sifr” sarà il nome del blog che di questo viaggio curerà il racconto.

Un viaggio è un viaggio. Servisse anche soltanto a sentirsi meno soli, ad operare una ricognizione di quello che la politica nazionale non sa e non vuole osservare nei territori di questa nostra porzione di Europa, penso ne varrebbe comunque la pena.
A proposito di solitudine, questo viaggio lo vorrei compiere insieme a voi.

Michele Nardelli
Trento, gennaio 2017